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Sai cosa è il Poka-Yoke?
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Sai cosa è il Poka-Yoke?

Antonio Trotta

08/05/2022 13:17

Hai mai sentito di parlare del Poka-yoke?

Modelli per l'organizzazione della progettazione
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Modelli per l'organizzazione della progettazione

Antonio Trotta

02/05/2022 13:23

Si parla spesso di organizzazione della progettazione, vediamo brevemente quali sono le principali strategie che un azienda può adottare.

Progetto parametrico: quando il CAD non basta più
Il metodo TES,

Progetto parametrico: quando il CAD non basta più

Antonio Trotta

02/05/2026 19:30

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Antonio Trotta

31/01/2026 16:55

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Automazioni nella progettazione: partire dal fare

Antonio Trotta

21/01/2026 16:06

Automatizzare il fare riduce il rumore operativo e libera spazio per il metodo. Perché progettare bene inizia da ciò che fai ogni giorno.

Ridurre il rumore nella progettazione
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Ridurre il rumore nella progettazione

Antonio Trotta

17/01/2026 07:00

La complessità tecnica non è il vero problema. Il rumore sì: decisioni inutili, interruzioni e attrito che degradano il pensiero progettuale.

Le specifiche di prodotto
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Le specifiche di prodotto

Antonio Trotta

19/05/2022 11:52

Un aspetto fondamentale nello sviluppo di prodotto è la definizione delle specifiche di prodotto ovvero ciò che il prodotto deve fare per soddisfare il cliente
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Pensieri da progettista: appunti tecnici e riflessioni dal mondo dell'ingegneria reale.

 

Gli articoli del blog TES non parlano solo di strumenti, ma di come progettare meglio il lavoro progettuale, creando le basi per automazioni, standard e processi più fluidi.

Un punto di riferimento per chi progetta e vuole farlo con meno attrito e più controllo.

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Progetto parametrico: quando il CAD non basta più

02/05/2026 19:30

Antonio Trotta

Il metodo TES,

Progetto parametrico: quando il CAD non basta più

Progetto parametrico: quando il CAD non basta più Quando si parla di progettazione parametrica, spesso il discorso si concentra sugli strumenti:vincol

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Progetto parametrico: quando il CAD non basta più

Quando si parla di progettazione parametrica, il rischio è concentrarsi solo sul CAD.

Quote, equazioni, relazioni, configurazioni.

Ma il problema reale raramente è geometrico.

Il problema è strutturale.

Ogni relazione difficile da comprendere, ogni dipendenza nascosta, ogni modifica che richiede continue verifiche introduce rumore tecnico nel progetto.

E più il progetto cresce, più questo rumore aumenta.

Per questo motivo, parametrizzare un modello CAD non significa semplicemente renderlo modificabile.

Significa decidere:

  • dove devono stare le relazioni
  • chi deve prendere le decisioni
  • quanto il modello dovrà evolvere nel tempo
  • e soprattutto quanto il sistema resterà leggibile, stabile ed espandibile.

Ed è qui che cambia completamente il modo di vedere la progettazione parametrica.

Perché non esiste un unico modo corretto di parametrizzare un progetto.

Esistono strutture coerenti con obiettivi diversi.

I tre livelli della parametrizzazione

Nel tempo, quasi tutti i progettisti attraversano tre livelli.

Non sono “giusti” o “sbagliati”.

Sono risposte diverse a esigenze diverse.

1. Parametrizzazione nel contesto: il converti entità

Il primo approccio che normalmente si utilizza è il più immediato:
le parti vengono collegate direttamente tra loro mediante riferimenti geometrici e converti entità.

Una modifica su un componente aggiorna automaticamente anche gli altri.

È una struttura veloce.
Intuitiva.
Molto efficace nelle prime fasi di studio.

Ed è proprio questo il suo vero punto di forza.

Quando si sta esplorando un’idea, facendo uno studio preliminare o valutando rapidamente una soluzione, introdurre una struttura troppo rigida avrebbe poco senso.

In questa fase il modello non deve necessariamente durare.

Deve aiutare a pensare.

Il problema nasce quando una struttura nata per esplorare diventa, senza volerlo, definitiva.

Perché in quel momento iniziano a comparire:

  • dipendenze nascoste
  • modifiche a catena
  • instabilità
  • difficoltà di manutenzione

E soprattutto aumenta il rumore tecnico.

Il progettista non lavora più sul prodotto.
Lavora per gestire le relazioni del modello.

C’è poi un altro limite importante:
la conoscenza del progetto rimane spesso nella testa di chi lo ha costruito.

Chi ha creato il modello sa:

  • dove sono i riferimenti
  • quali schizzi comandano altri componenti
  • quali relazioni non devono essere toccate

Ma per una terza persona il problema cambia.

Prima ancora di progettare, deve capire come è stato progettato il modello.

E questo rallenta enormemente il lavoro.

Inoltre, vincolare direttamente le parti tra loro porta spesso a perdere uno dei vantaggi più importanti del CAD 3D:
la possibilità di simulare il comportamento reale dell’assieme.

Cerniere, guide, cilindri, movimenti meccanici:
tutto tende a irrigidirsi attorno agli schizzi che governano il sistema.

Il modello si modifica.
Ma difficilmente si comporta come un sistema reale.

Ed è qui che si percepisce il primo vero limite:
il CAD sta iniziando a gestire logiche che non dovrebbe gestire.

2. Separare le relazioni: il file TXT condiviso

Il secondo livello di parametrizzazione introduce una separazione importante.

Le parti non si parlano più direttamente, ma fanno riferimento a una struttura comune, come ad esempio un file .txt condiviso tra tutti i componenti.

All’interno delle parti vengono definite variabili globali.
Il file esterno contiene invece i valori che comandano il progetto.

Questo approccio porta diversi vantaggi.

Prima di tutto il modello diventa più ordinato.

Le dipendenze dirette tra componenti si riducono e l’assieme torna a essere più stabile.

Inoltre le parti possono finalmente essere vincolate secondo logiche reali:

  • concentrici
  • coincidenze
  • accoppiamenti meccanici realistici

Il CAD torna quindi a fare meglio ciò per cui è nato:
simulare il comportamento reale del sistema.

Separare le relazioni non significa solo rendere stabile il modello.

Significa ridurre il rumore operativo che nasce quando ogni modifica dipende da collegamenti difficili da leggere, comprendere e mantenere.

Tuttavia anche questa struttura presenta dei limiti.

Per funzionare correttamente:

  • le variabili devono essere previste prima
  • i nomi devono essere coerenti
  • la struttura deve essere mantenuta ordinata nel tempo

E soprattutto:
ogni nuova esigenza richiede manutenzione della struttura.

Quando il progetto cresce molto, il sistema inizia lentamente a irrigidirsi.

Funziona bene finché il progetto segue lo schema iniziale.

Ma nei progetti reali succede sempre qualcosa:

  • nuove varianti
  • nuove logiche
  • nuove configurazioni
  • nuove eccezioni

Ed è qui che emerge un concetto fondamentale:

il problema non è il metodo.

È utilizzare una struttura fuori dal contesto per cui era stata pensata.

3. Quando il CAD non deve più decidere

Arrivati a un certo livello di complessità, emerge una consapevolezza importante:

il problema non è più parametrizzare il CAD.

Il problema è capire dove deve stare la logica del progetto.

Finché:

  • configurazioni
  • decisioni
  • attivazioni
  • varianti
  • relazioni

rimangono all’interno del CAD, il sistema continua ad accumulare rumore.

Perché il CAD nasce per modellare geometria.

Non per diventare il centro decisionale del progetto.

Ed è qui che avviene il vero cambio di paradigma.

La logica viene spostata fuori dal CAD.

All’interno del modello rimangono:

  • geometrie
  • quote
  • variabili globali
  • relazioni strettamente geometriche

Tutto il resto viene demandato a una struttura superiore:
un configuratore.

A questo punto il CAD non decide più.

Esegue.

Le decisioni vengono prese prima:

  • tramite regole
  • logiche
  • configurazioni
  • condizioni
  • strutture dati

Il CAD riceve istruzioni e aggiorna il modello.

Questo cambia completamente il modo di progettare.

Perché il progettista non sta più modificando manualmente un assieme.

Sta costruendo un sistema capace di generare varianti coerenti.

Ed è qui che la parametrizzazione smette di essere una tecnica CAD.

E diventa struttura progettuale.

4. Il configuratore non serve solo ad automatizzare

Spesso si pensa che un configuratore serva esclusivamente ad automatizzare progetti ripetitivi.

In realtà il suo valore è molto più ampio.

Ci sono casi in cui non è realistico automatizzare completamente una commessa.

Ma questo non significa che il configuratore non sia utile.

Anzi.

Anche ridurre drasticamente la fase iniziale di sviluppo può cambiare completamente il flusso di lavoro.

Impostare rapidamente:

  • una struttura coerente
  • una base tecnica
  • una prima configurazione
  • una variante preliminare

significa iniziare molto prima il vero lavoro progettuale.

Il tempo non viene eliminato.

Viene spostato nel punto in cui genera davvero valore.

Lo stesso vale anche nelle fasi commerciali.

In molti casi, per preparare un’offerta tecnica o definire correttamente una commessa, è necessario sviluppare rapidamente una prima bozza di progetto.

Se questa fase richiede giorni, il processo rallenta.

Se invece una struttura parametrica permette di ottenere rapidamente:

  • ingombri
  • layout
  • configurazioni
  • prime verifiche dimensionali

allora il progetto diventa più veloce ancora prima di iniziare.

E questo non significa automatizzare il progettista.

Significa ridurre il rumore che rallenta continuamente il processo decisionale.

Conclusione

Quando il CAD diventa il centro decisionale del progetto, il rumore aumenta.

Aumentano:

  • le dipendenze
  • la fragilità
  • le modifiche difficili da gestire
  • la complessità nascosta

Quando invece il CAD torna a essere un esecutore all’interno di una struttura più ampia, il progetto cambia completamente.

Diventa:

  • più stabile
  • più leggibile
  • più evolutivo
  • più controllabile

Ed è qui che la parametrizzazione smette di essere semplicemente un modo per modificare quote.

E diventa un metodo per strutturare la progettazione.

È qui che cambia davvero il modo di lavorare.

Perché non si tratta più di parametrizzare meglio.

Si tratta di decidere prima cosa deve essere progettato.

👉 Ed è proprio da qui che nasce il configuratore.

Non come strumento di automazione.

Ma come struttura capace di separare decisioni, logiche e geometria.

E quindi di ridurre il rumore prima ancora della modellazione.

Perché la vera domanda, a questo punto, non è più:

“come modifico il CAD?”

ma:

👉 come costruisco una struttura che permetta al CAD di eseguire il progetto nel modo corretto?


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